Posto al centro di Via Francesco Mormina Penna, di fronte alla Chiesa di S. Michele Arcangelo, il palazzo si sviluppa su un area trapezoidale che segue la linea leggermente curva della strada. La facciata di Via Francesco Mormina Penna costituisce la parte più interessante dell’edificio in cui si evidenziano non solo le valenze prospettiche e spaziali, ma anche i modi di questa aggregazione, modi che si possono collocare culturalmente nell’area del tardo barocco ragusano e più in particolare nell’interpretazione che di questo davano le maestranze locali, attraverso l’uso di materiali del luogo come la pietra di calcare tenero lavorata. La facciata presenta otto balconi con inferriate convesse in ferro battuto e mensole a motivi geometrici spiraliformi e floreali, con otto aperture al piano terra, tra cui due portali intagliati con eleganti modanature. Il telaio viene formato da nove lesene tuscaniche che poggiano su piedistalli via via più alti in rapporto alla pendenza del terreno. Sulle pareti laterali, lungo le scale, vi sono due tele allegoriche: nella prima una madre con due ragazze ed una bambina sono rappresentate nel pieno della felicità e della serenità familiare; nella seconda una povera donna con tre bambini attorno chiede l’elemosina, protetta di spalle da una ragazza vestita di bianco. La collocazione delle due tele non è causale; la prima, a cui è stato dato il titolo di Ricchezza si trova a lato dell’ingresso usato dalla famiglia Spadaro; la seconda intitolata Povertà è stata collocata a lato dell’ingresso utilizzato dalla servitù. Tutte le stanze presentano carta da parati, stucchi, affreschi e medaglioni con temi bucolici, mitologici e allegorici, lampade di cristallo e di porcellana. attualmente sono stati inseriti dodici dipinti realizzati dal Gruppo di Scicli, il quale ha firmato un contratto (alla fine dell’anno 2002) con l’Amministrazione Comunale e mostrate al pubblico dall’aprile 2003. Si tratta di dodici oli: nella prima stanza troviamo Natura Morta di Giuseppe Colombo, due Interni di Mimmo Puzzo e Natura Morta di Sonia Alvarez; nella seconda stanza Linee del mare di Piero Gruccione, Alto piano ibleo di Salvatore Paolino, La Fornace di Pisciotto di Ugo Caruso e Maji (Margherite gialle) di Franco Sarnari; nella terza stanza La chiesa di San Matteo e La chiesa della Croce di Carmelo Candiano, Paesaggio di città di Franco Polizzi e Notturno di Giuseppe Colombo |